Borgosesia ha la sua Stella

Borgosesia ha la sua Stella

Una stella brilla e vive sempre, anche in pieno giorno, così come dovrebbe accadere per un monumento che voglia comunicare e commuovere. Questo si ripromette l’opera pubblica nuova che va a coronare la piazza centrale di Borgosesia. Una fontana dalle dimensioni compatte eppure articolata nella sua forma, anzi appuntita e corredata di elementi stilizzati che vanno a comporre l’emblema – antichissimo e moderno – della Repubblica Italiana.

Per abbracciarlo nell’insieme ci vorrebbe forse un drone, ma la fontana nazionale non si esaurisce in se stessa: nei suoi vari colori e componenti, nella sinfonia di luci e acqua, si fa teatro di una scena che lì, nelle cinque statue in bronzo a grandezza naturale, diviene racconto.

La figura in piedi svettante – ma trattenuta e composta – è la concittadina di Borgosesia cui il monumento è dedicato, Emanuela Setti Carraro, giovane donna ritratta nel suo abito e bouquet di sposa. Eccola mentre assiste il marito – il generale Carlo Alberto dalla Chiesa – assiso sul corpo della stella e con un calmo sorriso rivolto a una recluta particolare: davanti a lui un bambino riceve dalle sue mani l’investitura a carabiniere, ma, prima ancora, a cittadino. Il berretto fa da testimone, sotto gli occhi di due altre figure attratte nella scena: una bambina un po’ discosta (Emanuela da piccola?) con un garofano nella mano e un altro bambino seduto sul nastro, più esterno rispetto alle altre statue e spettatore tra gli altri, “tirato dentro” in un quadro animato ma sospeso, allusivo, carico di promesse e speranze più che di azioni.

Nello spazio architettonicamente non omogeneo della piazza – anzi delle due piazze (Mazzini e dei Martiri) – non ritroviamo i portici severi di De Chirico ma l’atmosfera ricreata nel monumento-fontana è un po’ quella metafisica, con il realismo di base messo al servizio di un messaggio allegorico intriso di echi e risvolti psicologici e spirituali. L’opera dovrebbe così suggerire l’approfondimento delle vite e delle motivazioni dei protagonisti reali, trucidati dalla mafia a Palermo poche settimane dopo il matrimonio.

Gli autori e il committente pubblico hanno ridato credito alla scultura di figura, forte di una secolare e inesauribile tradizione, ancora capace di restituire nella sua integrità il valore della persona. E non si tratta di passatismo, di cedimento alla retorica, perché se quest’ultima è l’arte di saper comunicare con efficacia, allora ben venga la sua presenza in una fontana-monumento. In questo abbinamento – è vero – c’è dell’azzardo, soprattutto alla luce del messaggio civile insito nell’opera in questione: siamo abituati a fontane scultoree solitamente a tema mitologico la cui prima finalità è il diporto, ma crediamo che non guasti l’acqua – il suo rumore e movimento – al tono generale della fontana-monumento di Borgosesia, non altisonante ma pieno di grazia, inedito perno e traguardo della piazza, beneficiaria anche dell’installazione di nuove panchine e fioriere.

Per una fortunata coincidenza, oltretutto, il “contorno” del nuovo arrivato propone da un lato il precedente monumento-fontana liberty – al benefattore Luigi Frascotti – dalla connotazione muliebre-floreale mentre dalla parte opposta, sul Monumento ai Caduti, svetta una madre valsesiana intenta ad accogliere il giovane soldato. Come a dire, sempre di genio femminile si tratta, votato alla donazione di sé e al sacrificio, nella scelta di “stare accanto”, vegliare, provvedere.

Da ultimo, contemplando le statue nei loro gesti e intervalli calibrati, nei volti veri e nelle pose vereconde, non si può non evocare la mirabile sacra rappresentazione della pittura e scultura rinascimentale della valle, di Varallo, con il suo umore subalpino in equilibrio tra sobrio realismo e morale tensione.

Ci pare questo un complesso in cui la bellezza artistica e il senso profondo di un monumento leggibile nei suoi “attori” attraversano il tempo rivolgendosi alle coscienze attraverso forme che parlano e persuadono i sensi, senza indulgere a letture univoche, anzi facendo dell’eco e della suggestione – tra simbolo e vita vissuta – uno dei suoi caratteri peculiari. La giovane sposa e il suo (il nostro) generale rivivono in una dimensione fuori del tempo eppure affidati e segnati dalla Storia.

C’è una nuova stella nel borgo e, come la Stella d’Italia murata nel suo basamento, ha in serbo molti significati: annuncia il mattino e accompagna il tramonto, affiorante sull’acqua a “insegnare” poeticamente, per via di emblematiche figure, un luogo e un nodo della nostra memoria.

Federico  Masedu

Fedrico Masedu, esposizione “Una Fontana per Emanuela Setti Carraro, la storia di un progetto” – Borgosesia Settembre 2019.

Federico Masedu e Fabio Dal Molin